Quarta domenica di Quaresima 2020

Va’ a lavarti

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Va’ a lavarti

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, per- ché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». (Gv 9,1-9)

Terra e saliva, polvere e parola. Un nuovo atto creativo si compie ai bordi della piscina di Sìloe. Anche qui come al «principio», la terra impastata dalla Parola crea vita, nasce un uomo. Quando nasce un bambino, si dice che « è venuto alla luce », identificando la luce con la vita, perché là dove manca la prima, la seconda non sboccia. Il cieco nato è il simbolo di ogni uomo che, se non accoglie il potere liberante di Gesù, Parola del Padre, resta chiuso nel buio del peccato. Se si lascia toccare e sporcare dalla parola di Dio, inizia a vivere da uomo libero.

La piscina della tua misericordia
Ti ringrazio, Signore,
perché vuoi per me la vita e la gioia.
Ti ringrazio perché sempre ti accorgi di me;
quando io sono accecato dal mio peccato,
tu mi guardi con compassione
e stendi su di me la tua mano.
Grazie, perché sempre mi immergi
nella piscina della tua misericordia
e mi restituisci, libero, alla vita.

Amen.

Tratto dal libro Il Vangelo si fa strada di Roberta Vinerba, Paoline 2019


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