Prima domenica di Avvento 2019

L’amore come zattera di salvezza

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Non si accorsero di nulla…. La vita è una pratica di attenzione. Il dramma è quello di vivere inconsapevolmente: lasciarsi vivere, fare della distrazione la propria cifra esistenziale. Alla fine il diluvio – la morte biologica – toccherà tutti, e sommergerà coloro che hanno sempre vissuto da morti. Perché la morte non può toccare i vivi, ma seppellisce i morti viventi.

Ecco perché Gesù insiste sulla necessità di vegliare e di tenersi pronti. Ciò che conta è essere svegli, discernere il momento presente, al fine di compiere tutte quelle scelte che permetteranno di vivere in pienezza – e dunque per sempre –, impedendo così al diluvio di portarci via con sé.

L’avvenire è dato dall’intensità con cui si vive il presente.

Ora la domanda fondamentale è: come vivere il momento presente in modo tale da vincere anche il nostro diluvio esistenziale? In altre parole, come vivere da risorti in questa nostra storia?

Il Vangelo è disarmante su questo punto. La vita eterna, ossia la vita in forma così alta da vincere anche la morte, non è questione di quantità, ossia di aggiungere chissà cosa al quotidiano già così difficile, ma di qualità: vivere le solite cose – «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito…» –, ma in maniera consapevole e nella modalità dell’amore. Vivendo i piccoli gesti di ogni giorno in maniera non autoreferenziale, ma nella condivisione, si va costruendo la propria vita come un’arca in grado di solcare anche il diluvio e giungere così al porto sicuro. L’amore eternizza ogni più piccolo gesto.

Tratto dal libro Ogni storia è storia sacra di Paolo Scquizzato, Paoline 2019

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
Salmo 84,8

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