Giornalisti uccisi nel mondo

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Il Rapporto Unesco nella Giornata mondiale per mettere fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti, mostra che negli ultimi due anni il 55% delle uccisioni di giornalisti è avvenuto in zone non conflittuali: i giornalisti cioè non hanno perso la vita sotto le bombe o raggiunti da armi da fuoco mentre svolgevano il loro servizio come inviati, ma mentre erano impegnati nel loro Paese a rivelare scandali, verità nascoste, notizie sgradite ai potenti, ai criminali, ai corrotti e a quanti fanno affari con l’illegalità.

I Paesi con il più alto tasso di vittime tra i giornalisti sono gli Stati Arabi, seguiti da America Latina, Caraibi, Asia e del Pacifico. L’Unesco, registra tuttavia un calo del numero di omicidi nei primi 10 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 44 omicidi di giornalisti segnalati al 30 ottobre 2019, rispetto ai 90 della stessa data del 2018.

La Giornata mondiale per mettere fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti, è stata indetta dall’ONU nel 2013 in memoria dell’omicidio di due reporter francesi uccisi in Mali. Un fenomeno, quello dei delitti contro la stampa, che purtroppo prima di questa data, voluta soprattutto per sensibilizzare e denunciare, ha visto numerosi precedenti.

Difendere i giornalisti diventa importante per difendere il valore della vita umana ma anche per difendere la libertà di stampa, di informazione e di espressione.