Un Patto con il Signore

Il “PATTO” nel Diario del beato Giuseppe T. Giaccardo

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7 gennaio 1919

Ieri sera il caro Padre ci ha invitati tutti a fare un Patto con il Signore. Il Patto che ha fatto lui: studiare uno e imparare quattro. Stamane nella meditazione ci ha ripetuto l’importanza, i fondamenti, le condizioni, l’invito. La sua parola era infiammata e piena di convinzione e persuasiva. I fondamenti sono: la fiducia in Dio che ha promesso di concedere la sapienza a chi gliela domanda: porta gli esempi di sant’Alfonso Rodriguez e del Curato d’Ars.

Il gradimento di Dio è che si confidi in Lui. Il volere di Dio che questa Casa sia e prosperi: e l’impossibilità nostra di studiare quanto è necessario ordinariamente per imparare.

La fiducia è quella che manca nel mondo, che il caro Padre non ha trovato ancora in nessuno… Ma noi che ci fidiamo di tutto e di tutti meno che di Dio, siamo stupidi e matti e un lunghissimo purgatorio ci aspetta al di là.

Questo è il primo mezzo per imparare: con esso noi sfidiamo pure tutti gli studenti…, noi che studiamo un quarto solo di tempo. Quindi è necessario, per chi viene dal Seminario, spogliarsi delle idee del Seminario: cioè tanto si sa quanto si studia; per chi viene da casa, spogliarsi delle idee che si hanno di casa.

L’importanza del Patto: bisogna farlo sul serio, del resto vi si perde la stima, come usar oro e far chiodi per scarpe. Esso rialzerà lo studio che ora è caduto molto in basso, con esso si progredirà e si faranno miracoli. E così: Dio non vien meno: è così, lo prova la pratica: crediamo che è così.

Le condizioni:

1. Fiducia in Dio; occupare bene il tempo. Chi ha tanta fiducia di credere che farà quattro con uno faccia il Patto, se no, non lo faccia, ma allora neppure studi in Casa.

2. Occupare bene tutto il tempo concesso allo studio ma prometterlo e farlo, se no il Patto è nullo.

3. Promettere di servirci di quanto si impara unicamente per la buona stampa e la gloria di Dio: promessa seria da mantenersi anche a costo di sacrifici e di minor guadagno.

Se non si pongono seriamente queste tre condizioni, non si faccia il Patto che sarebbe nullo.

Invitò tutti a fare con Dio questo Patto che egli ha già fatto e sperimentato, ma ci lasciò pienamente liberi. Dio sarebbe fedele. Non si venga meno da parte nostra, in nessuna condizione. Nella Santa Messa si sono recitate al proposito le litanie della Beata Vergine, il “Veni Creator”, 3 Pater Ave Gloria, uno per ogni condizione che si deve porre.

Prima delle “Ave Maria” il caro Padre recitò la formula del Patto, chi volle la ripeté nel cuore.

La sapienza viene da Dio. Dio in un istante può infonderci più sapienza che lo studio di tanti anni, come ha fatto con i Magi. Egli è indipendente dal tempo e dai libri: la fiducia. La sapienza di Dio è retta e vera: Dio ha fatto tutto bene e non quella di Kant, Carducci, Rousseau e simili. “Chi può capire, capisca” (Mt 19,12).

Quando il nostro Padre parla della fiducia nella Divina Provvidenza non trova più il termine della predica; lo dice egli stesso, le parole gli escono infiammate, i periodi come li detta il cuore, senza vero nesso di parte, ma persuasivi.

Il “PATTO” nel Diario del beato Giuseppe T. Giaccardo


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