Fede come ascolto

Francesca Pratillo, fsp

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Paolo di Tarso, rivolgendosi alla comunità dei Romani, afferma con decisione ed estrema chiarezza che «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto dalla Parola di Cristo» (Rm 10,17).

A tutti è evidente che nell’era digitale il primato è dell’occhio, della visione, dell’immagine veloce rispetto a tutto ciò che può essere ascoltato. Mentre nel mondo della Bibbia l’accento si sposta totalmente sull’ascolto lento e attento della Parola: «Ascolta, Israele…» (Dt 6,4).

Nella pericope paolina emergono tre elementi che possono contribuire alla crescita della fede della comunità paolina nel mondo: il testimone che annuncia, la persona che ascolta, la Parola che salva. Si tratta di una corrente relazionale, dove scorre l’acqua trasparente della fede.

Per incontrare la Parola è indispensabile entrare in contatto con un testimone che ha già percorso il cammino della fede. La necessaria presenza del testimone (cfr. 1Gv 1,1-4) rivela una verità antropologica profondissima e una teologica fondamentale. La prima riguarda la persona che nasce, cresce e si sviluppa soltanto nell’ascolto. La persona è per definizione dialogo, incontro, soggetto di relazioni, struttura di comunione.

Oggi nessuno insegna che “regalare ascolto” è il gesto più raffinato dell’amore. È comune a molti la convinzione che parlare è sempre più urgente che ascoltare. Eppure l’io diventa mediante il tu; nasce dall’ascolto e può vivere soltanto in un tessuto relazionale fecondo. La verità teologica naturalmente scaturisce dalla prima poiché Dio stesso è la Parola viva. Nella mentalità ebraica la Parola si manifesta non solo come rivelazione, ma come potenza che chiama all’esistenza le cose che non sono, alla fede, alla relazione. Dio, il fratello o la sorella che incontriamo, la storia e la nostra stessa vita hanno bisogno di silenzio e di ascolto profondo per potersi progressivamente “rivelare”. Soltanto la Parola annunciata da un testimone credibile, ascoltata da un cuore aperto può chiamare all’esistenza la nostra fede. Credere è entrare, mediante la Parola, in comunione con Dio; ed è frutto dell’azione attraente del Padre, della mediazione rivelativa del Figlio, del soffio illuminante dello Spirito.

Il credente è un uditore della Parola di Cristo, dal cui ascolto procede la fede. Ascoltare Gesù è la vera vocazione del cristiano: «Questi è il mio Figlio, l’amato, ascoltatelo!» (Lc 9,35). Non solo è importante ascoltare Gesù ma è indispensabile essere introdotti dallo Spirito nel modo di ascoltare di Gesù.

L’ascolto di Gesù è una vera e propria partecipazione profonda alle sofferenze e alle speranze dell’umanità raggiungendo la vetta più alta proprio sulla croce, là dove l’ascolto è divenuto obbedienza e totale dono per la vita del mondo (cfr. Fil 2,5-11). Per lui ascoltare significa accogliere le persone e offrire loro quanto ha “ascoltato” dal Padre cioè l’amore che libera e salva, conforta e dà forza.

L’ascolto di Gesù diventa per la Chiesa di ogni tempo un indispensabile criterio di discernimento per leggere eventi e situazioni alla luce della fede nelle inevitabili difficoltà di una storia che cambia.


Allegati