Quarta domenica di Quaresima 219

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Gs 5,9a.10-12; Sal 33; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

Il bacio di Dio

La parabola del Figliol Prodigo è quella che tutti conoscono di più. È la storia infinita dell’uomo di ogni tempo: un senso di malessere, la ricerca di realtà piene di spensieratezza, la partenza; poi arrivano le sconfitte, la disperazione, la nostalgia e il desiderio di tornare indietro. Ma è anche la storia della misericordia infinita di Dio.

Questo figlio ha nel cuore sete di libertà, sogni, progetti, desideri di autonomia, ma soprattutto tanta utopia. Cos’è l’utopia? Tradotto, significa: non luogo; è quel posto immaginario che vive nella mente e nel cuore ma non è tangibile né raggiungibile perché inesistente. Ecco il paese lontano verso cui questo figlio vuole dirigere il suo cammino. Partì felice, trovò un luogo che ritenne un paradiso; poi la grande carestia: vuoto, povertà, disperazione, morte e tanta nostalgia.

Ritornò in sé: è l’inizio della conversione. Ripensò alla sua vita, a ciò che era prima di partire e a ciò che era diventato; l’inganno dell’utopia e la nostalgia per quell’eutopia (luogo bello) della casa del padre, a cui aveva rinunciato.

Mi alzerò: è il verbo della risurrezione, del rimettersi in piedi, del coraggio di intravedere che c’è ancora una strada davanti, un cammino che può essere intrapreso, un riscatto, una nuova possibilità per uscire da una situazione di solitudine, di disperazione e di morte. Dalla nostalgia del profumo di casa al coraggio del viaggio di ritorno.

Poi l’immagine del padre, con la sua tenerezza e il suo amore. Una sola frase per descrivere il padre, esclusivamente fatta di verbi (ben cinque): «Lo vide da lontano, ne ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». È questa l’immagine più bella di Dio: un Dio che scruta l’orizzonte, che attende un ritorno, che non si fa trovare impreparato. Un Dio che ha compassione perché avverte, in maniera amplificata, la sofferenza del figlio. Un Dio che corre, perché lo vuole al più presto nel suo luogo bello, perché i suoi passi sono vacillanti. Un Dio che si getta al collo, che accoglie e perdona. E poi il bacio di Dio, perché non prova ribrezzo del volto umano deturpato e sporco, riconoscendolo fatto a sua immagine e somiglianza. E in quel bacio ritroviamo noi stessi: l’amore che perdona e il profumo di casa, il profumo di Dio.

Salmo 33

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni paura mi ha liberato.

don Giovanni Di Vitoparroco dei Ss. Erasmo e Martino, Bojano (CB)

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