Domenica delle Palme 2019

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Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23.56

Anch’io … avrei voluto…

La solenne liturgia della domenica delle Palme ci ripropone ogni anno la lettura della passione di Gesù: un racconto che commuove, fa riflettere e arricchisce la vita. Permettetemi di fare una riflessione, che scaturisce dal mio cuore e rilegge il racconto di Luca, partendo dalla prospettiva degli apostoli, perché, in fondo, assomigliamo molto a loro.

Tutto ha inizio nell’intimità di una stanza preparata per la cena della Pasqua. Gesù è con i suoi apostoli, suoi compagni di viaggio, chiamati uno ad uno, scelti per qualcosa di molto più grande; Gesù parla, spezza il pane e passa il calice del vino, mentre gli apostoli, a stento, riescono a capire. Ancora storditi dall’euforia di qualche giorno prima – quando, entrando in Gerusalemme, il popolo aveva acclamato e osannato Gesù come Figlio di Davide e nuovo re d’Israele –, quella sera stavano discutendo tra loro chi fosse il più grande e il più importante, ignari di ciò che stava per succedere.

Anch’io, come gli apostoli, mi sono perso nella diatriba di chi fosse il più grande; anch’io per Gesù avrei sfidato il mondo; anch’io avrei giurato fedeltà e lealtà; anch’io sarei stato pronto a dare la mia vita per Lui.

Anch’io mi sono addormentato invece di vegliare in preghiera; ho tirato fuori le mie spade per difendermi; ho avuto paura di chi mi puntava il dito, chiamandomi amico di Gesù; ho preferito rinnegare, scappare, nascondermi; ho pianto per le mie paure e la mia codardia.

Anch’io ho continuato a seguirlo, anche se da lontano, a distanza. Avrei voluto essere lì per incrociare il suo sguardo, come quello rivolto a Pietro, dopo averlo rinnegato, e sentirmi piccolo, fragile, povero; avrei voluto piangere come il pescatore di Galilea, che cercava nel tragitto verso il Golgota l’occasione per potergli dire: «Perdonami. Te l’avevo detto di lasciarmi stare e di non fidarti di me». Avrei voluto essere lì pronto come il Cireneo ad aiutarlo, a seguirlo portando la croce.

E poi giungere sotto la croce… in quel buio insolito che ti avvolge, e ti senti perso, solo e schiacciato dai macigni dei rimorsi. Notte, buio! Prima dentro e poi fuori. Ma quelle ultime parole hanno rialzato la mia vita, mi hanno fatto sentire il calore di un amore, la possibilità di un riscatto e la bellezza di una luce che sconfina oltre i miei limiti: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

Salmo 21,22b-23

Tu mi hai risposto!
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.

don Giovanni Di Vitoparroco dei Ss. Erasmo e Martino, Bojano (CB)


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