Conclusione dell’incontro

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Siamo giunte alla conclusione dell’Incontro e siamo grate anzitutto al Signore per quanto ci ha permesso di vivere in queste giornate di grazia. Ci ha accompagnate con la sua benevolenza predisponendo ogni dettaglio: dai relatori che hanno davvero illuminato il cammino, alle ricche condivisioni, alla gioia dello stare insieme sperimentando la bellezza della nostra universalità. Sono state giornate importanti anzitutto per noi… ci hanno offerto la possibilità di una sosta rigenerante a tutti i livelli.

Abbiamo sperimentato quanto sia bello incontrarci, condividere i valori fondamentali della vita paolina, contemplare le ricchezze ricevute, meravigliarci per il dono, splendido, della vocazione.

In queste giornate, abbiamo sentito molto vicine le giovani che il Padre ci dona in tutte le parti del mondo. Sono un bene prezioso che il Signore ci affida perché offriamo loro le migliori condizioni per raggiungere la meta della vocazione, la santità.

Insieme, abbiamo riscoperto la nostra identità, il gusto di essere Figlie dell’apostolo Paolo, chiamate a sperimentare la passione ardente di essere in Cristo e di gridare a tutti la gioia di questa appartenenza.

Abbiamo compreso che il primo e assoluto agente della formazione è lo Spirito Santo, noi siamo le sue assistenti…. È lo Spirito che guida la nostra trasformazione, la trasformazione delle nostre comunità e delle giovani che siamo chiamate ad accompagnare. Queste giornate sono state anzitutto un invito ad affidarci all’azione dello Spirito Santo, vero protagonista della nostra vita, della missione, della formazione.

Grazie a tutte…

Grazie a tutte, per il senso di responsabilità e per la “qualità” del coinvolgimento.

Grazie alle sorelle che hanno condotto con discrezione e sapienza i lavori e non hanno fatto cadere alcun desiderio, attesa, speranza….

Grazie alle tutor e alle segretarie dei gruppi, che hanno saputo interpretare ed esprimere le ricchezze condivise.

Un grazie speciale ai relatori per le loro comunicazioni competenti e appassionate.

Grazie alle sorelle che hanno redatto le notizie e a quelle che le hanno pubblicate sul nostro sito e sui social, grazie alle varie fotografe.

Grazie alle animatrici della liturgia.

Grazie a sr. Lucia e all’équipe che l’ha affiancata nel preparare con tanta cura e creatività i pasti e le merende di ogni giorno.

Grazie a sr. Ancy e alle sorelle della Casa generalizia per l’accoglienza, la preghiera e l’offerta quotidiana, prezioso sostegno dei nostri lavori.

«Verso la gioia dell’amore»

Facendo nostro l’obiettivo del prossimo Sinodo dei Vescovi (cfr. IL 1), ringraziamo il Signore perché abbiamo il bellissimo compito di accompagnare le giovani che ci sono affidate, verso la gioia dell’amore, risvegliando la profezia della vita consacrata (cfr. IL 103).

Le giovani, come risulta dal sondaggio fatto ai giovani religiosi in preparazione al Sinodo, hanno un desiderio profondo di gioia e d’amore, di una vita autenticamente fraterna arricchita da legami e da affetti condivisi, di una Chiesa che sia profezia di fraternità. Sognano una vita al cui centro vi sia la preghiera e l’intimità con Dio; una vita di consapevole radicalità evangelica che richiede accompagnamento graduale verso il dono generoso di sé. Una vita perciò di gratuità (cfr. IL 72).

Anche le vostre riflessioni e proposte, molto ricche e convergenti, sono andate su questa linea. Richiamo, in modo sintetico, alcuni punti forza che avete ribadito in questi giorni e sono entrati nelle linee formative che avete elaborato:

  • l’unificazione della vita in Cristo Maestro attraverso il lento processo di trasformazione che accade nella vita quotidiana quando ci lasciamo trapassare dalla “spada” della Parola e viviamo nella gratuità dell’amore eucaristico;
  • la preparazione di formatrici capaci di ascoltare, di accompagnare in modo personalizzato, di lavorare in équipe, di discernere, di accogliere le giovani nate nel mondo digitale, con rispetto e competenza;
  • – lo stile di vita semplice, gioioso, missionario, aperto alle culture e al dialogo intergenerazionale della comunità formativa;
  • l’integrazione tra formatrici e superiore perché cresca una “cultura vocazionale” che aiuti le giovani professe e le comunità a sentirsi corresponsabili del carisma paolino.

Vorrei ancora sottolineare come il processo formativo delle giovani, ma anche nostro, richieda delle scelte che ci aiutino a riconquistare il “gusto” di pensare e di riflettere, il privilegio di ritagliarci del tempo per curare la nostra interiorità. “Silenzio, interiorità, profondità” per vivere il discernimento, per diventare capaci di ascoltare, per dare qualità alla comunicazione.

«Il deserto fiorirà…»

Per noi, che spesso sperimentiamo l’aridità del compito formativo, è molto consolante la certezza espressa dal profeta Isaia: «Il deserto fiorirà…» (Is 35,1).  Dio continua a realizzare anche oggi, la storia di salvezza. La sua alleanza è irrevocabile. Richiede da noi una fiducia illimitata nella sua presenza e nella sua azione: «Non temete. Io sono con voi…».

Queste espressioni rivolte ai profeti e agli apostoli di tutti i tempi, che hanno toccato la nostra vita, toccano certamente il cuore delle giovani… Non dobbiamo temere le “impossibilità”, la povertà che spesso sperimentiamo. I miracoli avvengono solo di fronte all’“impossibilità”.

Pensiamo alle acque del mar Rosso: si aprono solo quando il popolo ebreo comincia a camminare, a inoltrarsi nel mare. Il popolo non si ferma aspettando che le acque si aprano… cammina e si aprono le acque. Questa è la logica di Dio e questa è stata la logica vissuta da Don Alberione e da Maestra Tecla. Hanno camminato, si sono fidati anche quando tutto era buio.

Pensiamo a quello che ha fatto il Signore proprio ai nostri inizi: la piccola Famiglia Paolina, che nasce senza casa, senza nome, senza che alcuno se ne accorga, nel 1918 fa la tragica esperienza della morte. Il Signore chiama a sé i due fiori più belli: Maggiorino e Clelia Calliano. Dovremmo ripensare spesso al significato di queste due figure delle quali ricorre il centenario della nascita al cielo. E cogliere anche dalla loro vita la chiamata alla santità che siamo chiamate a proporre alle nostre giovani.

Maggiorino, «Voglio diventare tutto di Dio» (1904-1918)

Don Alberione aveva suggerito a Maggiorino una regola di vita semplice ma efficace: «Progredire un tantino ogni giorno». La vita di Maggiorino è stata davvero un continuo progredire in disponibilità, apertura, entusiasmo, generosità. Scriveva il 25 gennaio 1918: «Oggi voglio convertirmi anch’io, voglio diventare tutto di Dio».

E a conclusione di un ritiro scriveva: «Con l’aiuto di Dio e la protezione di San Paolo, intendo e faccio il proposito di consacrare tutta la mia vita all’apostolato della stampa».

Clelia Calliano (1892-1918), offre la vita per la “Buona stampa”

Nel settembre del 1915, Clelia Calliano, di Corneliano d’Alba, giunge al cosiddetto “Laboratorio Femminile”. Muore nel giro di una decina di giorni, colpita dalla febbre spagnola, il 22 ottobre 1918 proprio mentre il piccolo gruppo di Figlie di San Paolo si preparava a partire per Susa. Svolgeva ad Alba il compito di cuoca ma era l’unica del gruppo che sapeva comporre.

Ecco come M. Tecla descrive la sua morte:

«… Clelia si ammalò e dopo dieci giorni se ne volò al Cielo portando con sé il desiderio ardente che aveva di venire con noi a Susa a lavorare per la Buona Stampa. Il Signore ha voluto con sé Clelia sulla quale facevamo molti assegnamenti, perché robusta e buona, ma ci ha dato una protettrice che ha fatto più che se fosse stata in vita. Lo si sentiva…» (Le nostre origini, p. 16).

Il Giaccardo testimonia:

«Le ultime parole dette al Sig. Teologo furono queste: “Se il Signore mi lascia vivere, io voglio consacrare tutte le mie energie per la Buona Stampa; dovessi anche solo scopare il laboratorio, ove altre lavorano, mi pare già molto questo. Se muoio offro la mia vita per la Buona Stampa, e in Paradiso pregherò sempre per la Buona Stampa”… Il seme fruttificò e la intercessione fu efficace». (Beato Timoteo Giaccardo in Le nostre origini, p. 34).

È l’ora della fede

Certamente, in quest’ora della storia bisogna puntare tutto sulla fede, su quella fede che hanno vissuto le prime generazioni cristiane e paoline.

Annotava M. Tecla nei taccuini spirituali:

«Crediamo che da noi non possiamo nulla, quando noi ci crediamo nulla, abbiamo tutto».

«Bisogna che crediamo che il Signore ci darà tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, ci darà la scienza necessaria, ci darà le grazie per la nostra vocazione, l’abilità per l´apostolato».

«Abbiamo bisogno di umiltà perché siamo niente per la nostra responsabilità e per le grazie che vuol darci il Signore».

«Si deve credere contro ogni difficoltà… credere che è il Signore che fa».

Scrive un teologo italiano, Gianmarco Busca, riportando il pensiero di un famoso teologo ortodosso, A. Schmemann:

«I primi cristiani non erano portatori di alcun programma, di alcuna teoria, ma ovunque si recavano, il seme del Regno germogliava, la fede cominciava ad ardere… perché tutto il loro essere era una torcia viva di lode per il Cristo risorto. Era lui e solo lui l’unica felicità della loro vita e il fine della Chiesa era di comunicare al mondo e alla storia la gioia per il Cristo risorto nel quale tutte le cose hanno il loro inizio e la loro fine».

Ci renda lo Spirito questa torcia viva che diffonde la luce, il fuoco, la gioia Risorto.

Sr. Anna Maria Parenzan

 

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