Figlie di S.Paolo
[STAMPA]

1° Domenica di Quaresima

DAL VANGELO SECONDO LUCA

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

LASCIAMOCI “TENTARE”

Iniziare la quaresima vuol dire lasciare allo Spirito Santo la libertà di metterci alla prova, come fece con Gesù. Il Signore dopo il battesimo, in cui si è rivelata la sua identità, viene chiamato a verificare quello che è, ovvero la sua fedeltà alla figliolanza, alla consacrazione. Non basta proclamarsi ‘chiamati’, bisogna entrare nella prova per consentire a Dio di scrutare ciò che c’è davvero nel nostro cuore. Dobbiamo chiederlo nella preghiera: “Signore, mettimi alla prova”. In questi quaranta giorni possiamo aprirci alla verifica, non possiamo glissare. La prova che lo Spirito vuole mandarci riguarda tre dimensioni fondamentali della vita del chiamato: la povertà, il potere, il successo.

Non possiamo vantarci di essere “figli prediletti” se non amiamo una povertà personale e comunitaria effettiva (e non sognata!); non possiamo presentarci come “consacrati e consacrate” se non rifiutiamo il potere, la visibilità fine a se stessa; non possiamo dirci “eletti” se non rinunciamo al criterio del successo, della riuscita, anche apostolica.

Gesù ha superato le prove del deserto mettendo innanzi alle lusinghe del demonio il primato di Dio e della Parola: dopo questa verifica della sua identità filiale ha avuto la possibilità di chiamare i discepoli. E lo ha potuto fare perché, come racconta l’evangelista Marco, il suo deserto si è trasformato in luogo accogliente, ospitale, fecondo. Se non ci lasciamo vagliare dallo Spirito, forse vivremo tranquilli e comodi, ma i nostri giardini protetti e puliti potrebbero trasformarsi in deserti inospitali e sterili. Quante case religiose o parrocchie sono già così? Forse troppe.
E allora… Lasciamoci ‘tentare’.
Signore, mettimi alla prova!

LETTURE: Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13

 


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