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 Paoline (italiano) » Eventi » Sinodo Africa » Le Figlie di san Paolo in Africa » Hanno detto 
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Hanno detto   versione testuale
Come è vissuto e sentito il Sinodo in Africa?
 
L’evento Sinodo, nella sua fase di concretizzazione, fin dalla sua apertura domenica 4 ottobre, mi trova in Francia dove sono da tre settimane. Ragione per cui parlerò di come è stato preparato non in Africa, ma nella RD Congo, particolarmente a Kinshasa dove vivevo.
 
In un clima di preghiera intensa
 
La Chiesa di Dio che è nell’Arcidiocesi di Kinshasa è stata fortemente coinvolta nella preghiera quotidiana per il Sinodo. Le parrocchie, sensibili a questo evento, hanno fatto loro, la preghiera alla Madre di Dio protettrice dell’Africa. È  pregata ogni giorno prima del canto finale della Messa. Una supplica a lei, madre che ci ha dato Gesù, la fonte della nostra riconciliazione. 
 
In una sensibilizzazione della base un po’ ridotta
 
Da una parte, a questa preghiera bisognava associare un forte impegno della base (le comunità cristiane). Mi sembra che vi sia stata molta preghiera ma poca sensibilizzazione e coinvolgimento dei «semplici cristiani». È presso di loro che si poteva raccogliere realmente «la voce del popolo», non solo il desiderio di pace, ma anche le esperienze concrete nel campo della giustizia, della riconciliazione e della pace. Non avrebbero potuto, queste esperienze, essere più illuminanti per camminare verso un Congo o un’Africa unita, pacifica, solidale e rispettosa della dignità dell’uomo creato ad immagine di Dio? Più il popolo prenderà coscienza più diventerà protagonista. 
 
In un impegno delle commissioni giustizia e pace
 
32 paesi dell’Africa sono stati rappresentati dai loro delegati al Congresso Internazionale delle commissioni «Giustizia e pace» tenuto a Kinshasa dal 2 al 7 marzo 09. E’ stato un grande contributo all’Instrumentum Laboris. La visione dell’Africa che vi è stata rappresentata, quella della Chiesa, i problemi e le sfide maggiori per l’Africa, gli impegni concreti e tutte le proposte emerse possono essere una ricchezza di cui tener conto anche nella fase post- Sinodale.
 
In una speranza 
 
Il Sinodo in tutte le sue fasi è una speranza per ogni persona africana sensibile e desiderosa di cambiamenti profondi e duraturi. Una speranza per ogni anima africana chiamata dal Signore a diventare protagonista e promotrice non solo dei valori naturali e culturali propri, ma dei valori universali – evangelici – la cui concretizzazione per l’Africa, attualmente lacerata, è l’impegno per la riconciliazione, la giustizia e la pace.
 
Cosa  la popolazione locale – la Chiesa – attende dal Sinodo? 
 
Noi aspettiamo tutti e tutte «i frutti» di questo Sinodo. Ciò che lo Spirito ci dirà per condurci a: 
 
-          Una conversione profonda di ciascuno e di tutte le fasce sociali, ecclesiali. 
-          Il cambiamento dello sguardo, degli atteggiamenti e della visione internazionale di fronte al continente africano.
-          Una presa di coscienza collettiva della capacità di poter abbattere insieme, in famiglia, ciò che ci divide. 
-          Una larga diffusione degli Atti del Sinodo, una vera pianificazione degli impegni concreti a corto, medio e lungo termine necessari per far uscire l’Africa dall’attuale situazione.
-          Noi aspettiamo l’arrivo di un nuovo soffio dello Spirito per un’Africa nuova. 
 
Sr M. Justine Mpaka Babeki, Lione, Francia
2° Sinodo africano, un fatto diverso o un Kaïros? 
 
Una delle maggiori sfide del 2° Sinodo africano è senza dubbio la capacità di trovare modalità efficaci per comunicare e fare assumere i suoi orientamenti. Questo è quello che emerge dall’incontro con le religiose di Lubumbashi e nei dibattiti televisivi e radiofonici organizzati in questo mese di ottobre dalle Figlie di San Paolo della Repubblica Democratica del Congo. Durante gli interventi e negli scambi sul tema del presente Sinodo: La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, i relatori hanno rilevato una preoccupazione costante: né Ecclesia in Africa, né il Sinodo attuale sono stati sufficientemente diffusi nella Chiesa locale. Infatti, a parte alcuni religiosi che seguono quotidianamente i lavori dei Padri sinodali, nei nostri incontri è stato evidenziato che il Sinodo resta una realtà inesistente per i numerosi cristiani di Lubumbashi. La difficoltà deriva, da una parte, dalla mancanza di sensibilizzazione delle comunità ecclesiali, e d’altra dal poco interesse della gente per la lettura. I fedeli laici, i religiosi e i loro pastori, presi dai bisogni immediati e dai numerosi problemi con i quali quotidianamente sono chiamati a confrontarsi, leggono sempre di meno. L’alto indice di analfabetismo e la proliferazione dei più svariati canali televisivi spiegano il poco interesse per i lavoro sinodali.
 
Un appello è stato lanciato alle Editions Paulines a mettere a disposizione dei catechisti e degli agenti pastorali i testi del Magistero per la formazione a vari livelli dei numerosi cristiani. È auspicabile che i Padri sinodali assumano come priorità le strategie concrete ed efficaci di comunicazione per accompagnare l’assimilazione delle risoluzioni del primo e del secondo Sinodo. Le Figlie di San Paolo, da parte loro, si preparano a sostenere il piano di azione pastorale post-sinodale con delle brevi trasmissioni televisive a cui parteciperanno i Cooperatori Paolini e tutti gli attori della Chiesa Famiglia di Dio di Lubumbashi.
 
Sr Godelieve Ngalula Mastaki, Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo
Gli organi di informazione in Costa d’Avorio parlano del Sinodo?
 
Noi, Figlie di San Paolo della Costa d’Avorio, che curiamo la rivista "Rencontre" -una rivista della conferenza episcopale della Costa d’Avorio per i preti, i religiosi e religiose - abbiamo pubblicato le informazioni sul sinodo sul numero di settembre-ottobre e ci proponiamo di parlarne ancora nel prossimo numero. Alla radio cattolica nazionale (RNC) ogni giorno c’è una rubrica sugli interventi dei padri sinodali. Il direttore della Radio RNC, P. Ernest Kouakou, dopo la conclusione del Sinodo ha programmato alcune trasmissioni ’ad hoc’ con gli interventi dei vescovi che vi hanno partecipato come rappresentanti della conferenza episcopale della Costa d’Avorio. Secondo il direttore della radio c’è grande sensibilità e aspettativa, i preti ne parlano e coinvolgono i fedele, si attendono comunque le conclusioni per poi metterle in pratica.
 
Sr Gemma Galfrè, Abidjan, Costa d’Avorio
 
L’informazione e l’animazione sul Sinodo africano arriva a tutti nella nazione? 
 
L’informazione e l’animazione sul Sinodo africano non arriva a tutti nella nazione.
Il Sud Africa è un paese multiculturale. Su 47 milioni di abitanti solo il 7% circa è cattolico. A questo si aggiunge il fatto che si parlano differenti lingue e questo fattore rende difficile l’informazione. I preti sono pochi, i missionari per lo più anziani. La Chiesa nel periodo dell’Apartheid è stata particolarmente attiva nel combattere questo fenomeno, si è impegnata con tutti i mezzi per aprire scuole ed Università e dare così alla gente una formazione scolastica. Questo spiega il perché la Chiesa sudafricana non ha sviluppato una buona rete di informazione. Abbiamo solo un giornale settimanale e il sito della Conferenza episcopale. L’incaricato dell’Ufficio dei Media e del sito sta dando una breve informazione giornaliera del Sinodo in base alle notizie che arrivano dal corrispondente della Chiesa sudafricana in Roma. Anche noi, tramite il nostro sito, diamo notizie a riguardo ma i destinatari sono pochi perché solo il 3% circa della popolazione ha accesso ad Internet. Tra i membri del gruppo dei media, di cui facciamo parte, si sono discusse le varie possibilità di informazione per arrivare alle parrocchie a Sinodo terminato. Il documento finale sarà lo strumento adatto per sensibilizzare sugli orientamenti da mettere in atto nella vita della Chiesa locale a tutti i livelli. Abbiamo suggerito che siamo i vescovi a trovare le modalità per arrivare ai preti e alla gente delle loro rispettive diocesi. 
 
Sr Christiana D’Aniso, Pauline Books & Media, Johannesburg, Sud Africa