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Hanno detto   versione testuale
Prima parte
Notiamo che la mancanza di pubblicità sul Sinodo riflette la nostra debolezza nella comunicazione, perciò abbiamo bisogno di comunicare al nostro ritorno di cosa abbiamo discusso e deciso qui. (...) È necessario poi incontrare i nostri governi e a partire da lì diffondere i risultati dalle fondamenta, addirittura prima della pubblicazione finale dei risultati del Sinodo da parte del Papa.
Mons. Sithembele Anton Sipuka, Vescovo di Umtata, Sudafrica
 
Dobbiamo avere un atteggiamento positivo verso le tradizioni africane, vederle come un'opportunità ed esaminarle attentamente per purificarle e usarle nel processo di riconciliazione. Anche la diversità deve essere vista come un dono; è stata creata da Dio, ed è un fattore di ricchezza. Ma spesso i politici si servono della nostre diversità per dividere un'etnia dall'altra e creare tensione e conflitto; per questo la riconciliazione deve essere depoliticizzata, liberata dal ricatto di non limpide motivazioni politiche.
Mons. Martin Igwemezie Uzoukwu, Vescovo de Minna, Nigeria
Come tutti i paesi organizzati, le giovani nazioni dell'Africa hanno dovuto fare ricorso a banche internazionali e ad altri organismi finanziari per realizzare i numerosi progetti volti al loro sviluppo. Molto spesso i dirigenti poco preparati non sono stati molto attenti e sono caduti nelle trappole di coloro, uomini e donne, che gli intenditori chiamano "gli assassini finanziari", sciacalli mandati da organismi avvezzi ai contratti sleali, destinati ad arricchire le organizzazioni finanziarie internazionali abilmente sostenute dai loro stati o da altre organizzazioni immerse nel complotto del silenzio e della menzogna. (...) L'attuale Sinodo dovrebbe considerare questo problema dell'annullamento dei debiti che incidono in modo troppo pesante su alcuni popoli. Per non fermarsi soltanto all'aspetto sentimentale, la mia proposta sarebbe che una Commissione internazionale, composta di esperti dell'alta finanza, pastori bene informati, uomini e donne del Nord e del Sud, prendesse in mano il problema.
Cardinale Bernard Agré, Arcivescovo emerito di Abidjan, Costa D'avorio
Occorre che la Chiesa metta in atto nuove forme di evangelizzazione e di attenzione pastorale per la popolazione nomade. Ciò dovrebbe includere la nomina di sacerdoti nomadi, di coordinatori pastorali nomadi e di catechisti nomadi, nonché scuole mobili, assistenza sanitaria per i pastori e centri ecclesiali mobili.
Peter J. Kairo, Arcivescovo di Nyeri, Kenya
 
Nello Zambia, le donne sono troppo spesso vittime di abusi, violenze domestiche che talvolta portano alla morte, pratiche culturali e consuetudinarie discriminatorie e leggi scritte palesemente pregiudiziali verso di loro. Noi vescovi dobbiamo parlare in modo più chiaro e insistente in difesa della dignità delle donne alla luce delle Scritture e della Dottrina sociale della Chiesa. (...) Invitiamo il Sinodo a raccomandare a tutte le diocesi di istituire o consolidare l'apostolato familiare e gli uffici che trattano il problema femminile, rendendoli operativi e pienamente funzionanti. 
Telesphore Goerge Mpundu, Arcivescovo di Lusaka, Zambia
 
Una delle più grandi sfide di cui questo Sinodo deve esaminare è il la sorte di un considerevole numero di immigrati africani presenti in tutti i paesi dell'Occidente. Poiché la crisi economica ha colpito, molti di questi paesi occidentali hanno emesso leggi di difesa e strutture per far rinascere le proprie economie. Sfortunatamente fra questi metodi, le legislazioni create quasi negano i diritti umani degli immigrati, specialmente quelli provenienti dall'Africa. (...) In Africa, da Nord a Sud, da est a Ovest, i nostri giovani sono la forza maggiore ma anche le prime vittime della violenza etnica, del genocidio, del banditaggio armato, della criminalità, del traffico di esseri umani, della corruzione e del malgoverno.
Mons. Gabriel Leke Abegunrin, Vescovo di Osogro, Nigeria
 
I gravi problemi della povertà, della miseria, la tragedia della fame, la mancanza di accesso alle medicine e ad altre necessità primarie che concernono la maggioranza dei paesi africani, esigono dalla nostre Chiese oggi un nuovo spirito di solidarietà, di comunione e di carità inventiva. Le Chiese africane devono essere più audaci ed attive per sviluppare strutture che possono iscrivere nella prassi ecclesiale questa solidarietà organica.
Mons. Louis Nzala Kianza, Vescovo di Popokabaka, Repubblica Democratica Del Congo
 
La Chiesa in Kenya e altrove in Africa ha continuato a impegnarsi per realizzare sistemi di governo con dei consigli che affrontino la giustizia attraverso il servizio al bene comune. Le lettere pastorali hanno continuamente affrontato il tema del malgoverno, che può essere definito il cancro dell'Africa.
Cardinale John Njeu, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della Conferenza Episcopale, Kenya
 
Auspico un giubileo di riconciliazione per tutto il continente africano come risultato dell'impegno di tutti e a favore della riconciliazione.
Mons. Jaime Edro Goncalves, Arcivescovo di Beira, Mozambico
 
Su migliaia di donne sono state perpetrate, da tutti i gruppo armati, violenze sessuali in massa, come armi di guerra, in flagrante violazione delle disposizioni giuridiche internazionali. Partendo dalla nostra esperienza in corso nella Repubblica Democratica del Congo, per dare sollievo alle conseguenze e ai traumi subiti dalle donne e dai bambini, noi proponiamo: 1) lottare contro le violenza sessuali risalendo alla sua causa ultima che è la crisi dei governi (...) 2) la creazione di Case delle Donna e della giovane come centri di ascolto e compagnia per le donne che hanno subito violenza e sono traumatizzate. 3) Il coinvolgimento diretto della donna nella Commissione 'Giustizia e Pace' perché le donne promuovano la pace e lottino contro idee che le avviliscano. (...) 4) Formazione mediante la catechesi e l'alfabetizzazione delle donne affinché possano coprire adeguatamente il proprio ruolo. (...) 5) La messa a punto di strutture di promozione della donna.
Mons. Theophile Kaboy Ruboneka, Vescovo Coadiuture di Goma, Repubblica Democratica del Congo
Mentre prendiamo la parola a queste riunioni, gli agenti pastorali della nostra Arcidiocesi vengono attaccati dai nemici della pace. Una delle parrocchie della nostra Arcidiocesi è stata incendiata venerdì 2 ottobre, i sacerdoti sono stati maltrattati, altri presi in ostaggio da uomini in uniforme che hanno preteso un grosso riscatto, che siamo stati costretti a pagare per risparmiare la vita dei nostri sacerdoti che essi minacciavano di massacrare. Con queste azioni è la Chiesa, rimasta l'unico sostegno di un popolo terrorizzato, umiliato, sfruttato, dominato, che si vorrebbe ridurre al silenzio.
Mons. Francois Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu, Repubblica Democratica del Congo
In quanto Chiesa in Africa (...) siamo chiamati a passare a una catechesi più matura, che promuova una vera identità cristiana e una profonda conversione dei cuori. (...) Occorre una formazione più seria, a tutti i livelli della Chiesa in Africa, nella dottrina sociale della Chiesa e una migliore penetrazione dell'inculturazione nella nostra teologia e non solo nei nostri rituali. 
Tarcisius Gervazio Ziyaye, Arcivescovo di Blantyre, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente dell'Associazione dei membri delle Conferenze Episcopali in Africa Orientale, Malawi
 
Per essere efficace, la comunicazione ecclesiale deve diventare una priorità pastorale. Per questo, i mezzi di comunicazione sociale devono essere realmente messi al servizio dell'evangelizzazione ed essi stessi evangelizzati. È auspicabile, a questo proposito, che le nostre strutture ecclesiali e le nostre istituzioni ecclesiastiche dispongano, nella misura delle loro risorse materiali disponibili, di loro propri mezzi di comunicazione (radio, giornale, bollettini di informazione, sito internet, televisione, telefono, ecc.) e li utilizzino realmente. (...) I vescovi, i sacerdoti e i seminaristi, devono imparare ad utilizzare le nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione pastorale, in particolare nella pastorale della giustizia, della pace e della riconciliazione. Le nostre popolazioni devono, anch'esse, essere educate all'utilizzo degli strumenti mediatici con discernimento e spirito critico, alla luce dei principi etici e dei diritti umani.
Mons. Fulgence Muteba Mugalu, Vescovo di Kilwa-Kasenga, Repubblica Democratica del Congo
 
Povertà significa impossibilità di rispondere ai bisogni fondamentali che sono il cibo, l'acqua e la casa. Povertà significa che nella comunità non c'è sicurezza. Povertà significa che non ci sono i mezzi per curare la propria famiglia. Povertà significa che i nostri figli non possono sperare in un futuro in cui avranno una famiglia e mezzi di sostentamento. Povertà significa che la tristezza e la paura hanno preso il posto della gioia e della serenità. È questa la povertà in molte parti dell'Africa. La povertà è la causa principale della fame. C'è povertà in Africa, eppure l'Africa possiede quasi tutto ciò che serve per essere il continente più ricco del mondo.
Mons. George Nkuo, Vescovo di Kumbo, Camerun
 
Suggeriamo che questo Sinodo esorti tutti i cristiani, nel nome della nostra fede in Gesù Cristo, che con il suo sacrificio supremo sulla croce ci ha dato la vera misura della dignità di ogni persona umana, e poi tutti gli uomini e le donne di buona volontà, nel nome della nostra comune umanità, a condannare e a denunciare pubblicamente i mandanti delle guerre e delle violenze in Africa. Altrimenti saremo complici del male fatto al nostro fratello. 
Mons. Nicolas Djomoslola, Vescovo di Tshumbe, Presidente della Conferenza Episcopale della Conferenza Democratica del Congo