Ai Presidenti delle Conferenze Episcopali del Sudan, dell'Uganda, del Ciad, della Repubblica Democratica del Congo e della Repubblica Centrafricana.
Noi Padri sinodali, riuniti nella Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, abbiamo appreso con profondo dolore che nelle Diocesi situate nella regione dei Grandi Laghi perdurano azioni belliche che producono distruzioni, violenze, morte tra la popolazione innocente. Per salvare la propria vita, centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi nei Paesi limitrofi in condizioni di estrema precarietà. Non mancano, poi, preoccupanti fenomeni di bambini soldato, di orfani, di mutilati di guerra e di persone con gravi problemi di salute fisica e psichica.
Di fronte a tale drammatica situazione, noi Padri sinodali, riuniti sotto la presidenza del Santo Padre Benedetto XVI, esprimiamo la più viva comunione fraterna ai Vescovi delle Diocesi coinvolte in tali disumane sofferenze nei confronti della popolazione innocente. Al contempo ci rivolgiamo a tutte le parti in causa implorando che quanto prima il linguaggio delle armi sia sostituito da quello del dialogo e delle trattative. Con il dialogo, nel rispetto reciproco e nella pace, tutti i problemi possono essere risolti. La guerra, invece, rende tutto più difficile e in particolare tenta di trasformare i fratelli in nemici da abbattere.
Dalla Lettera dei presidenti delegati e del segretario generale del Sinodo. 20 ottobre 2009
Mezzi di comunicazione
L’aumento dei conflitti africani e la loro strumentalizzazione da parte dei media costituiscono una sfida per la Chiesa - Famiglia di Dio in Africa. I padri sinodali sono stati informati degli sforzi compiuti da molte diocesi per dotarsi di radio diocesane. Queste permettono di promuovere l’ideale della fraternità e della coabitazione pacifica, della riconciliazione, della giustizia e della pace presso i popoli. La potenza dei mezzi di comunicazione può servire alla diffusione della Buona Novella pure in un continente dove sono ancora presenti una tradizione e una cultura orale.
Una buona formazione tecnica e religiosa dei comunicatori cattolici, soprattutto nella dottrina sociale della Chiesa, è fondamentale. Allo stesso tempo è necessario formare i pastori stessi e gli agenti pastorali al linguaggio e al buon utilizzo dei mezzi di comunicazione. I fedeli laici in generale imparino a esercitare il discernimento e lo spirito critico dinanzi alle ideologie che circolano nei media.
Un’attenzione particolare è da rivolgere ai giovani. Essi sono le prime vittime degli effetti distruttivi della mondializzazione dei costumi dei sistemi dei valori. Da ciò il bisogno di un’educazione integrante e integrale a tutti i livelli (infanzia, giovani e adulti), alla pratica dei valori sociali indispensabili per una coesistenza armoniosa: la promozione della vita umana, l’unione del genere umano e l’uguale dignità delle persone, il rispetto del bene comune e il diritto di tutti di profittarne.
Ciò comincia dalla famiglia e continua negli stabilimenti e nelle scuole cattoliche che restano luoghi d’educazione per eccellenza ai valori della vita cristiana e pure alla cultura della tolleranza, della convivenza, del servizio agli altri, della riconciliazione, della giustizia e della pace.
Dalla “Relatio post disceptationem” svolta dal Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Relatore generale al Sinodo dei Vescovi.