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2° domenica di Avvento
Is 11, 1-10; Rm 15, 4-9; Mt 3, 1-12

Aprire il cuore alla conversione

In questa seconda tappa del percorso di Avvento ascoltiamo la voce di Giovanni Battista: “Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino” (Mt 3,1) e le sue indicazioni di cammino: “Preparate le vie al Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Dio è in cammino verso di noi, ma ci invita alla purificazione del cuore, che ci rende disponibili ad accogliere il Vangelo e le sue proposte di vita. Si tratta di giungere a un reale cambiamento, di mutare strada, di scegliere secondo Dio.

Il cambio inizia dall’ascolto di Dio che ci parla attraverso la sua Parola, gli avvenimenti della nostra storia, le persone che ci indicano un percorso di fede nella non sempre facile vita quotidiana. E’ necessario però alimentare “l’intelligenza del cuore” che ci porta a leggere gli avvenimenti come parole di Dio sul nostro cammino, a capirne il senso profondo. Tutto, infatti, può diventare preziosa occasione perché Dio diventi l’unico Signore della nostra vita. (AB)

La forza dell’ascolto

L’ascolto non va inteso come inerzia, passività o rinuncia, ma come attesa e apertura all’altro, perché il nostro parlare non diventi monologo o in qualche modo violenza, demagogia.

Il silenzio e l’ascolto ci dispongono umilmente verso l’altro per sentire ciò che ha da dirci e saper cogliere il senso che ci viene incontro come un dono inaspettato. Solo così sarà possibile aprire il dialogo per accogliere il dono dell’altro e condividere il nostro.  Ascoltare significa riconoscere che la voce dell’altro non è un rumore fra i tanti, ma la rivelazione di un io, di una persona che ha qualcosa da dirci e che ci può arricchire perché ci comunica qualcosa di assolutamente diverso da noi.

Soltanto sapendo ascoltare l’altro, imparando a conoscere la sua voce e andando verso di lui,  possiamo arrivare alla conoscenza. Purtroppo siamo un po’ disabituati ad ascoltare. Abbiamo fretta e spesso riempiamo tutti gli spazi di parole, quasi avessimo paura del silenzio. E così anche nella preghiera, sovente non lasciamo nemmeno a Dio lo spazio perché ci parli. Nella Bibbia risuona l’invito: “Ascolta, Israele!” (Dt 6,4). E’ la preghiera più intima e ricorrente del popolo ebreo, che ritroviamo anche nel Vangelo (cf Mt 4,3; 15,10) e ripetutamente nell’Apocalisse (cf specialmente i capitoli 2 e 3).

L’ascolto crea la disponibilità della mente e del cuore verso Dio e verso i fratelli  e le sorelle, attraverso i quali è ancora Lui che ci parla, e ai quali siamo chiamate a portare la Sua parola, proporzionandola alle esigenze e capacità di ognuno. ( MAQ)

 

Ascolto

Luogo dell’ascolto è il cuore, dove si fa l’esperienza di essere accolti e amati da Dio e si apprende la capacità
di accogliere, amare, prendersi cura; dove si vive la dimensione
unificante della fede.
Ci sono due ricorrenti immagini
che esprimono l’ascolto.

La prima immagine raffigura
una donna che porta una mano all’orecchio.
Rappresenta l’allegoria dell’obbedienza nella fede: un richiamo all’ascolto profondo per discernere su persone
e situazioni non in base a calcoli semplicemente umani,
ma in riferimento al progetto di Dio
che sempre ci sorprende
con la sua visita quotidiana.

L’altra immagine
è la conchiglia:
questa si lascia
fare dal mare
e attraverso
il movimento
delle onde
si fa orecchio
che conserva
la voce del mare.