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COMUNICATORI SANTI
(Sr. M. Agnes Quaglini)
Nel
cielo della Chiesa rifulge lo splendore di una miriade di santi,
una sequela ininterrotta di martiri, confessori, vergini, religiosi
e laici. Tra questi la Chiesa annovera anche il nostro Fondatore
che nella domenica in Albis, il 27 aprile 2003, è stato
dichiarato Beato. In quale categoria lo poniamo? D. Giacomo Alberione è un
confessore del Vangelo, un apostolo che ha irradiato la luce
di Cristo nel grande areopago della comunicazione. E' un Santo
comunicatore.
I Santi sono opera di Dio, sono un'opera
d'arte, ognuno unico in se stesso, plasmato dalla mano di Dio.
Potremmo anche dire che i Santi sono la santità di Cristo, divenuta fiori
e frutti sui rami della Chiesa. Sono unici perché Dio
non si ripete mai, ma il fascino che esercitano suscita una nube
di testimoni, una sequela che al Santo si ispira e cerca di imitare,
ognuno con la propria individualità. La santità è conformità a
Cristo, ma Cristo è perenne novità e questa si
esprime anche nei suoi santi. D. Alberione è uno di questi.
Noi lo conosciamo bene. E' vissuto tra molte di noi; ne abbiamo
sentito la voce, abbiamo visto la sua santità risplendere
nelle parole e nelle opere. E chi non l'ha conosciuto direttamente
ne ha però ascoltata l'eco e ha appreso i suoi insegnamenti.
Sulle orme di Paolo, l'apostolo delle
genti, il nostro Fondatore ha vissuto e inculcato ai suoi figli
e alle sue figlie, all'intera Famiglia Paolina una conformazione
sempre “più piena” alla
vita di Cristo fino al “Non sono più io che vivo: é Cristo
che vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede
del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal
2,20). E' questa la novità stupenda: pensare con il pensiero
di Cristo, amare con il cuore di Cristo, vivere e operare con
la persona di Cristo fino a fare con lui una vera unità.
E' solo così che può sprigionarsi dalla sua vita,
dalle nostre vite quel dinamismo spirituale e apostolico che
ci rende capaci di comunicare con tutti i mezzi il mistero della
salvezza e di esprimere quella passione missionaria che ci fa
tutti a tutti, perché ogni persona possa essere partecipe
del Vangelo.
Don Alberione tracciando l'identità dell'apostolo
comunicatore ha scritto parole che esprimono un grande dinamismo
spirituale e apostolico: “apostolo è colui che porta
Dio nella sua anima e lo irradia attorno a sé. Apostolo è un
santo che accumulò tesori e ne comunica l'eccedenza agli
uomini. L'apostolo ha un cuore acceso di amore a Dio e agli uomini;
e non può comprimere e soffocare quanto sente e pensa.
L'apostolo è un vaso di elezione che riversa, e tutti
accorrono a dissetarsi. L'apostolo è un tempio della SS.
Trinità che in lui è sommamente operante. L'apostolo
trasuda Dio da tutti i pori: con le parole, le opere, le preghiere,
i gesti, gli atteggiamenti; in pubblico e in privato; da tutto
il suo essere. Vive di Dio e comunica Dio”.
Comunicatori
santi, quindi, o comunque chiamati alla santità.
Comunicatori in cammino per le strade del mondo, comunicatori
che non splendono ancora e la cui luce si confonde spesso perché imprigionata
nel corpo, ma comunicatori che con la vita e con strumenti antichi
e nuovi fanno luce e creano, anche per coloro che sono nell'ombra,
un clima di tensione verso la liberazione dal peccato e la nostalgia
della santità di Dio.

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